Tutto è possibile

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Quanto conta un sensore grande?

Da tanti anni, sono annoiato da ciance sulla dimensione del sensore, sul fatto che sia indispensabile avere almeno un full frame (e il cinema è sempre stato fatto col s35 ovvero un aps-c circa come dimensione) altrimenti le immagini sono brutte, non si ha tridimensionalità, non raccoglie abbastanza luce etc etc

Sapete la cosa divertente? che tutti questi miti li ho sfatati negli anni con spiegazioni, prove tecniche di cosa faccia realmente la differenza e cosa cambi la tridimensionalità, gli spazi, la luce… il fatto che c’è chi lavora e chi invece deve prendere le misure…

La cosa triste è che nel 2025 ancora abbiamo questo mito, ma nessuno ha capito quale sia la vera differenza con un sensore più grande, e quale sia l’unica vera ragione per cui un sensore più grande fa la differenza sulla qualità d’immagine, e non è nulla di cui ho parlato sopra.

Il discorso oggi è tornato in auge per il fatto che Blackmagic a lanciato sia la 12k cine che la 17k con sensore da 65mm e tutti a ripetere il solito mantra, ma… c’è un motivo per cui quei sensori sono più grandi, e Blackmagic in questo caso ha solo percorso una strada già nota.

In realtà diverse aziende ne erano consce, per questa ragione le Arri Alexa avevano sensori da 3.5k, in open gate e poi scendevano a 2.7k in ripresa 1.85.

Sony quando fece determinate fotocamere orientate al video come la Sony A7S2 in poi, anche se aveva la serie R (resolution) per il video avevano una serie meno risoluta in rapporto alla dimensione del sensore, e tutto questo non per raccogliere più luce, come in tanti hanno erroneamente scritto, ma per un principio che i vecchi fotografi conoscevano bene e che oggi molti hanno dimenticato : la diffrazione.

 

La diffrazione cos’è e come si calcola

La diffrazione è quel fenomeno ottico per cui data una certa dimensione di piano focale/sensore, data una certa dimensione di foro attraverso il quale entra la luce, esiste un limite fisico non modificabile per cui alla riduzione del foro (diaframma) la luce verrà proiettata in modo non corretto sulla superficie dando adito al fenomeno di Diffrazione, che causerà una immagine meno nitida.

In pratica? in funzione della dimensione del sensore, della risoluzione dello stesso, del valore di chiusura del diaframma, se si chiude più di un tot, l’immagine perderà di nitidezza.

Quindi se alziamo la risoluzione di cattura, a parità di dimensione di sensore, dovremo tenere il diaframma più aperto di un tot, altrimenti l’immagine sarà meno nitida.

Quindi se vogliamo girare in deep focus, dobbiamo tener conto di questo fattore e conoscere quale sia il limite della nostra camera/ottica, altrimenti potremo trovarci in una situazione assurda in cui chiudendo il diaframma ridurremo la nitidezza finale dell’immagine.

E ci sono cascato anche io facendo questa immagine, dove ho chiuso troppo il diaframma.

Mdl Valeria Lariccia

Il criterio di Rayleigh

metodo matematico per dare un numero al minimo dettaglio risolvibile quando un sistema di imaging è limitato dalla diffrazione.

θ=1,22λ/D

Dove θ è in radianti, λ è la lunghezza d’onda della luce verde; .55μm , D è il passo dei pixel; 2,2μm.

Il diametro del disco aereo è circa 2-3 volte il passo del pixel. Questo perché il pixel pitch corrisponde alla distanza tra il centro di due pixel adiacenti, il più piccolo dettaglio risolvibile, e il diametro coprirebbe almeno due pixel. F/stop è 1/2 dell’inverso dell’apertura numerica (NA), perché θ è in radianti.

Scriviamo questo valore come il più piccolo f/stop risolvibile:

f/stop = 2D/2,44λ

Cioè, due pixel coperti e 2 radianti fanno 1 apertura numerica, il cui inverso è l’f/stop.

Per l’UMP12K è 2 x 2,2 / 2,44 x .55 = f/3,3
Per la Cine12K è 2 x 2,9 / 2,44 x .55 = f/4,3
Per la Pocket 6K 2 x 3,8 / 2,44 x .55 = f/5,7
Per l’UMP4.6G2 sono 2 x 5,5/ 2,44 x. 55 = f/8,2
Per il BMCC6K 2 x 6,0 / 2,44 x .55 = f/8,9

Se accettiamo 3 pixel coperti dal disco d’aria anziché solo due, possiamo abbassare lo stop per ottenere:

Per l’UMP12K, sono 3 x 2,2 / 2,44 x .55 = f/4,9
Per la Cine12K, 3 x 2,9 / 2,44 x .55 = f/6,5
Per la Pocket 6K, 3 x 3,8 / 2,44 x .55 = f/8,5
Per l’UMP4.6G2 sono 3 x 5,5/ 2,44 x .55 = f/f12,3
Per il BMCC6K, 3 x 6,0 / 2,44 x .55 = f/13,4

Come si può notare, la diffrazione pone un limite ai minimi dettagli fisici. Man mano che il passo dei pixel diventa più fitto, il sensore supererà la risoluzione dell’obiettivo con aperture di f/stop minori.

Da questi semplici calcoli si evince due cose fondamentali, conoscere la propria camera ci permette di usarla al meglio, conoscere le basi della fotografia ci permette di evitare una serie di problemi tecnici pratici non scontati.

Da questo semplice calcolo abbiamo anche capito perchè è meglio lavorare con filtri ND di vario tipo e non chiudere troppo i diaframmi se lavoriamo con sensori molto densi, altrimenti è inutile avere risoluzioni alte, perchè le sprecheremo otticamente.

Ora la domanda che sorgerà spontanea in tante teste dovrebbe essere : ma tutti quei cellulari con 100 mpx e un sensore grande quanto una capocchia di spillo? 😀
buoni calcoli

Ve la ricordate la Pocket4k? BMD fa il regalo di Natale …

Sono anni che parlo dei prodotti BlackMagic Design, e ho dedicato tanti articoli alla Pocket 4k, una innovativa camera che registra in prores, Braw, e ha cambiato il modo di lavorare di tante persone.

Oggi 19 dicembre 2024 Blackmagic Design fa il regalo di Natale a tutti i videomaker, abbassa definitivamente il prezzo della camera a meno di 1000$ !!!

per chi non fosse convinto, qui trovate il mio articolo :

10 motivi per cui la Pocket 4k è migliore della 6k

e una volta convinti, potete scegliere come costruire il vostro rig per alimentarla, gestire i supporti migliori, etc seguendo

Blackmagic Design Pocket4K: cosa serve per partire

 

Blackmagic Design PYXIS 6K

qualche tempo fà avevo dedicato un po’ di tempo con un articolo sulla Micro box cam di Black Magic Design facendo presente che era già quello che tutti chiedevano, ma che nessuno alla fine aveva presente.

Al Nab 2024 Grant ha presentato un’altra opzione per chi vuole una box cam e divertirsi a riggarla e montare i pezzi come gli aggrada, la PYXIS 6K Full Frame.

Pyxis è come accade spesso in casa BMD il nome di una costellazione :
Pyxis è una costellazione dell’emisfero celeste meridionale.
Pyxis è una piccola e debole costellazione del cielo australe.

Il suo nome, abbreviato in Pyxis Nautica, indica in latino la bussola del marinaio. Introdotta da Nicolas-Louis de Lacaille nel XVIII secolo, Pyxis è annoverata tra le 88 costellazioni moderne. Il piano della Via Lattea passa attraverso Pyxis. Costellazione debole, le sue tre stelle più luminose – Alfa, Beta e Gamma Pyxidis – sono allineate in modo approssimativo. Con una magnitudine di 3,68, Alfa è la stella più luminosa della costellazione.

Ovviamente come avevo predetto in passati articoli, tutti a lamentarsi che Bmd non fa camere cubiche (dimenticando le Micro), e giù mugugni…

Appena presentata questa cam, di nuovo a trovare scuse che non va (mentre elogiavano il progetto di boxare la pocket 6k… con più limiti della Pyxis, violando la garanzia etc…

Adesso all’ IBC hanno introdotto anche il nuovo Monitor BMD dedicato, con controllo da monitor, a una cifra veramente onesta, cosi anche le critiche relative al monitor laterale, o a dover esser “costretti” a comprare il viefinder (un ottimo viewfinder) sono diventate inutili.

La Pyxis per molti è stata presa come una cc6k ff frame in box shape, mentre in realtà è decisamente un prodotto molto più interessante e versatile.

  • senza cage ha più punti di mount per accessori e rig varii, sennò a che pro vi comprate una box cam?
  • sensore full frame 3:2 6k con registrazione in OpenGate
  • Mount L, Mount PL, Mount EF
  • Monitor HDR da 4 pollici. a1500 nits per vedere anche in piena luce
  • Accessori già targati BMD pensati per l’espansione del rig, dal monitor alla maniglia, ai mount per ssd etc.
  • SDI 12g
  • Batteria esterna, con la possibilità di scegliere di diverse taglie.

Ma non vi preoccupate, tanto la gente che parla ma non lavora realmente, troverà altre scuse per dire l’uva è acerba ;-D

 

 

Blackmagic Micro Studio Camera g2, la box cam di Blackmagic che nessuno o quasi conosce.

Viviamo in un mondo assurdo dove le persone gridano al miracolo se qualche influencer di turno o qualche social presenta una novità… che magari novità non è, e che magari esiste ufficialmente da anni.

Di recente tutti i più importanti social stanno commentando una mod della pocket 6k g1 per trasformarla in box cam, che sembra essere il santo grall dei videomaker (ne parleremo in un altro articolo), questa mod la potete vedere sul sito ufficiale https://nexus-cameras.com/ e sul video del rendering su youtube

Ora non pensiate che io sia contro queste iniziative, anzi… ammiro chi ha la capacità di progettare e creare queste mod, ma non questo l’argomento del post, quanto il fatto che Blackmagic produce da anni una box cam, ma per qualche ragione, non essendo pubblicizzata come tale, viene completamente ignorata…

Blackmagic Micro Studio Camera G2

Qui trovate quello che tutti vogliono, ma non sanno che è già in produzione, ed è la seconda iterazione di questo tipo di camere.

Facciamo un giochino, domanda e risposta :

Perchè vuoi una box cam?

perchè voglio riggarla come voglio, perchè la voglio leggera per metterla su gimbal, drone, e fare riprese action ovunque.

Cosa vuoi da una box cam?

leggerezza, comodità, buona qualità, versatilità, alimentazione multipla.

Perchè non hai guardato questa box cam?
perchè la maggior parte della gente non sa che esiste…

La Micro Studio cam è basata sul progetto della pocket4k, in versione mini…
La Micro Studio Cam è una cinepresa digitale con:

  • camera da 300gr
  • sensore da 4/3 e attacco m4/3 (vi ricorda qualcosa?)
  • doppio iso con buona sensibilità di un sensore sony
  • 13 stop di gamma dinamica
  • da 23.97 a 60fps
  • funzioni timelapse e hyperlapse
  • Lut support e tutte le funzioni classiche di BMD Os
  • registra in braw su porta USB
  • uscita HDMI, ingresso e uscita SDI (la pocket questa non ce l’ha)
  • controllo remoto via HDMI, SDI e USB-ethernet tramite protocollo ARC
  • Ingresso microfonico esterno
  • ingresso per alimentazione 12v
  • supporto alle classice lp6
  • un attacco da 1/4 superiore e 3 sotto la camera

Se ho solleticato la curiosità dei più suggerisco di vedere questa recensione, che è molto completa e ben pensata.

La prossima volta che penseremo che qualcosa non esiste, proviamo a fare alla vecchia maniera, guardare il sito del produttore e vedere tutti i modelli e le loro caratteristiche di lavoro, forse può essere più comodo, soprattutto per chi deve mettere sui droni le camere e vuole ottimizzare peso e controllo.
Per chi è più smanettone ho visto diversi progetti che tramite arduino creano controlli per questa cam molto interessanti.

12 regole per esser sicuri di avere problemi con i Braw

Da diversi anni ho notato che riscuotono più interesse gli articoli al negativo, probabilmente perchè funzionano come la psicologia inversa, o forse perchè c’è una forma di masochismo insito nella rete nel cercare il negativo invece che il positivo, mah…

Molte volte ho visto e sentito parlare del problema dei file Braw, soprattutto oggi con i file più grandi e con un pensiero troppo … fluido nel gestire supporti e le loro caratteristiche, che poi è una scusa per non seguire le regole 😯 .

Cosa può dare problemi con i file Braw?
  1. La registrazione su un supporto sbagliato, non certificato
    (la certificazione non è un semplice test di velocità, ma significa che bmd o qualche altro testano in molte condizioni diverse l’affidabilità del supporto dal primo all’ultimo byte, troppi elementi possono rompere la vostra catena di velocità e rovinare una ripresa)
  2. Registrazione su supporto frammentato
    (cancellare e scrivere i file da computer o altro)
  3. Registrazione su un supporto non formattato dalla camera
    (non molti sanno o non verificano quanti file nascosti sono scritti da certe marche, perché ovviamente ottimizzano le proprie camere)
  4. Registrazione su supporto con un cavo sbagliato
    (non tutti i cavi sono uguali)
  5. Registrazione su supporto esterno con batteria insufficiente
    (è un problema meno considerato, ma è la causa del 90% dei file corrotti su disco esterno, molte piastre per le batterie esterne hanno una doppia alimentazione 7,4v -12v, assicuratevi di collegarle al pin giusto a 12v).
  6. Registrazione su un supporto non correttamente fissato alla videocamera durante le riprese in movimento
    (usb c è il connettore più debole del mondo, un piccolo movimento può causare la disconnessione di un pin, sufficiente a rovinare la ripresa)
  7. Spegnere la camera senza aspettare che smetta di lavorare sul supporto
    (molte persone spengono la videocamera in modalità play. tornano alla modalità di registrazione e la spengono)
  8. Registrare a un bitrate più alto/una qualità superiore a quella del supporto senza avvisare della mancanza di fotogrammi.
  9. Aprire il supporto da Windows e permettere che chkdsk faccia il suo lavoro per distruggere i dati (più frequente di quanto si pensi, non lasciare mai collegato il supporto esterno a Windows durante il riavvio, chkdsk naque per file molto piccoli, secoli fà, oggi quando agisce su file grandi causa al 99% solo danni)
  10. Abbassamento dell’energia durante la registrazione
    (batteria scollegata o ignorata a fine vita, ricordate che quando la batteria si scarica, la videocamera inizia a ridurre l’energia al dispositivo esterno e successivamente si spegne, questo causa la corruzione del disco Cfast o Usb che chiude i file braw)
  11. Aggiornamento del firmware del supporto
    (a volte la frenetica mania di aggiornare tutto dimentica che tutta la catena si basa sul vecchio stato della catena e aggiornare qualcosa non è mai una buona cosa).
  12. Copia di file senza controllo, oggi abbiamo uno strumento gratuito in Resolve per clonare il contenuto dei nostri file su un altro disco rigido, se non vi piace Resolve c’è un ottimo strumento gratuito chiamato QuineCopy https://www.quine.no/quinecopy.
    Molto spesso i problemi dei file sono relativi alle copie non eseguite correttamente.

E a questo ne aggiungo uno, ma essendo superstizioso non lo chiamo 13

12.5 Uso del filesystem ExFat su file molto grandi.
Ove è possibile, Blackmagic ve lo permette, invece del filesystem ExFat usiamo il HFS+, nato in casa Apple e corrispettivo del più robusto NTFS di Micorsoft. Se usate Windows esiste un driver del costo di 12 euro per leggerlo e scriverlo come se fosse nativo (Paragon HFS+ for WIndows), saranno i soldi meglio spesi della vostra vita.
Il motivo è molto semplice, ExFat era nato per WindowsCE nel 2006, col il limite di pochi GB di dimensione massima (era per dei prodotti tascabili), e poi modificato in seguito per poter formattare e gestire supporti e archivi più grandi, ma…. purtroppo scrivendo file molto grandi questo filesystem è molto più sensibile a errori, a problemi nel recupero dei dati in caso di danni alla struttura del disco etc etc etc.
Quindi se avete la possibilità, evitate quel FileSystem, usiamo NTFS sotto Windows e HFS+ e successivi sotto Mac.

In caso di problemi di corruzione, ma i dati ci sono, un metodo per recuperare i dati è mostrato in questo video :

oppure si possono contattare Aeroquartet

La mia esperienza con BMCC, BMPC4K, Ursa Mini Pro G1, p4k, 2x p6k G1 ha dato, seguendo le regole, quasi zero problemi di file corrotti durante il lavoro 😀

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